Donne sole

Le vedi sulle spiagge assolate a passeggiare sole o in compagnia di donne sole o con un auricolare e uno smartphone a fare loro compagnia. Passeggiano, passeggiano per chilometri quasi la stanchezza fisica non appartenesse a loro.

Le vedi nei bar, negli ipermercati, perse tra negozi di abbigliamento, di scarpe, di prodotti di bellezza, nelle pizzerie o nei ristoranti sempre sorridenti, sempre allegre nonostante tutto, sempre loro, sole o con altre donne.

Le vedi sui treni, impavide e instancabili, pronte a scalare la vetta più alta pur di raggiungere il proprio obiettivo e realizzare i propri sogni.

Le vedi trascinare una valigia più grande di loro, che racchiude tutto il loro mondo, alla conquista della libertà.

Hanno il cuore colmo d’amore, ma a volte non hanno a chi donarlo e se lo portano dietro quasi fosse un fardello.

Sono loro, le donne sole, sole per scelta o per destino, ma donne sole. Si fanno compagnia tra loro e parlano di uomini, dei loro uomini pantofolai o sportivi all’eccesso tanto da seguire tutte le Olimpiadi, tutte le partite e gare di qualsiasi sport.

Parlano di uomini persi dietro ad un pallone, davanti ad uno schermo con il suo scorrere assurdo e veloce di immagini di film; parlano di compagni o di ex che non ci sono più… per scelta o per destino.

Sono sole, ma sono forti, sono dei giganti che ti mettono il mondo sottosopra.

Sono sole, ma i figli sono la loro forza e per i figli ne ingoiano di lacrime amare.

Sono sole, ma con il lavoro nel cuore, che sia la loro casa o l’ufficio, un’aula, un laboratorio…

Sono quelle donne senza delle quali il mondo sarebbe un posto vuoto, silenzioso, monocolore perchè nonostante tutto il mondo appartiene a loro ed è una loro creatura.

Sono loro, le donne sole piegate in due dal dolore dell’abbandono, dell’umiliazione, della malattia e della morte, rivale invincibile, che le ha private del loro compagno di vita o se le sta portando via.

Sono le guerriere del nostro millennio, della nostra epoca, un’epoca in cui gli uomini sono sempre più fragili e insicuri perchè tanta forza e tanta energia può anche spaventare.

Ma niente e nessuno le fermerà!

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Anna Leone

 

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25 aprile: solita storia

Anche il 25 aprile fa parte di quelle date dove la storia ufficiale, quella che vogliono farci conoscere, soffoca la vera storia, soffoca la verità che rimane lì, sottesa, mentre grida e vuole venire a galla.

È la storia di una guerra civile che ha visto italiani contro italiani, che ha visto un numero imprecisato di vittime innocenti, che ha visto la violenza e l’umiliazione gratuita dell’uomo sull’altro uomo, come quando l’umanità dimentica tutti i suoi valori.

È la storia delle donne fasciste o partigiane stuprate, umiliate e uccise (“La ciociara” è stato solo ha minima denuncia di ciò che è stato); la storia dei bambini vittime dell’assurdità della guerra, degli orfani che hanno imparato a sopravvivere; è la storia delle mamme che hanno assistito al ludibrio dei loro figli; è la storia degli italiani che ancora oggi proprio liberati non si sentono.

La storia ufficiale ricorda pochi eroi, che magari poi proprio eroi non sono stati, magari sono stati gli assassini, gli stupratori, gli anti-italiani, che siano stati antifascisti o anticomunisti, ma si sa: gli italiani in quanto a solidarietà tra loro sono un’eccellenza!.

Io proprio da festeggiare non ci trovo niente e trovo sbagliato chiamarla festa della liberazione.

Un po’ di link dove aggiornarsi e prendere coscienza:

http://www.congedatifolgore.com/it/2365-donne-stuprate-torturate-e-uccise-come-cooperatrici-dopo-il-25-aprile/

https://www.ilfoglio.it/societa/2018/04/25/news/liberazione-25-aprile-stupri-forze-alleate-191256/

http://www.globalist.it/news/articolo/2017/04/25/uccise-torturate-stuprate-le-donne-partigiane-che-pochi-ricordano-214962.htmlghersi

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L’anima

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Abbiamo tutti una stessa origine spirituale: discendiamo tutti da una stessa Energia spirituale, una grande ed unica anima.

Spesso ci riconosciamo, a volte siamo rivali, ma siamo fatti tutti della stessa sostanza spirituale.

Sostanza e spirito potrebbero essere due parole in opposizione, due contrari, si dice nei dizionari, ma è proprio cosi. L’anima ha una sua sostanza, una sua realtà non percepibile con occhi umani, ma solo con lo spirito.

Non tutti riescono a sentire la sua essenza, non tutti sono capaci di percepirla, ai più passa inosservata e la vita si ferma alla banalità della materialità.

La vera vita non è questa, ma quella senza tempo e senza fine dell’anima, quella che pochi riescono a percepire quando i mondi paralleli di materialità e spiritualità si intersecano l’uno nell’altro

 

L’evoluzione dell’anima

In origine vi era un’unica grande anima che la maggior parte delle religioni identificano con Dio; essa era energia e da lì, pian piano, in un tempo, che tempo non è, da essa si distaccarono l’infinità di anime che affollano gli universi paralleli, intersecati l’uno nell’altro.

Scrive Sant’Agostino d’Ippona ne “Le Confessioni”: Che cos’è il tempo? Se nessuno m’interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m’interroga, non lo so ” 76.

Due verità sono certe: 1) non c’è tempo senza mutabilità; 2) non c’è tempo senza l’animo umano che ricordi, intuisca, attenda. Non c’è tempo senza mutabilità, perché il tempo è proprio delle cose mutabili come l’eternità delle immutabili. ” Una corretta distinzione tra tempo ed eternità è questa: non esiste il tempo senza una mobile mutabilità; nell’eternità invece non c’è alcun mutamento ” 77.
Il tempo dunque ha inizio con la creazione. Come non esistono spazi infiniti, e questo i neoplatonici lo avevano compreso, così non esiste un tempo infinito. ” Se dicono che sono vuoti i pensieri degli uomini che immaginano spazi infiniti, non essendoci spazio alcuno fuori del mondo, altrettanto si deve loro rispondere che sono vuoti i pensieri degli uomini i quali pensano a tempi passati quando Dio non aveva creato, non essendoci alcun tempo prima del mondo ” 78.

Scusate se l’argomento non è di facile comprensione.

Essere insegnante oggi

Mi chiedono di parlare di scuola e ci proverò, ma non sarà facile in un momento cosi particolare della scuola italiana.

Forse dovrei, piuttosto, appendere la cetra ai rami del salice come fecero gli Ebrei durante la schiavitù babilonese, cioè tacere e lasciar dire ai profani, quelli cioè, che non appartenendo al mondo della scuola, non si sentono feriti, umiliati nella propria dignità professionale e considerati meno che niente.

Invece voglio parlare lo stesso e dar voce a tutti gli insegnanti che come me lottano perchè la scuola italiana possa davvero svolgere pienamente la sua funzione di formazione dell’uomo e del cittadino, o più banalmente come i più dicono, della società di domani. Ma non chiedetemi di mettere da parte gli eventi di cronaca e di legislazione sul lavoro che ci ha toccati in modo diretto (vedi il nuovo contratto).

Poi bisogna anche precisare che i fatti di cronaca riportati dai TG sono solo una minima parte di quello che realmente l’insegnante, pubblico ufficiale in servizio, subisce ogni giorno: la maleducazione è all’ordine del giorno, le offese da parte di studenti e genitori (più maleducati dei figli) pane quotidiano, Dirigenti sempre più esigenti e richieste di aggiornamenti, corsi e preparazione su preparazione, che non sono mai sufficienti, sono la “normalità”.

Certo, la società è cambiata tantissimo e con essa la scuola. Se vado indietro con la mente a 50-60 anni fa mi sembra di essere su un altro pianeta. Gli insegnanti avevano un ruolo sociale riconosciuto, erano rispettati e guai a parlar male di loro, così come era impensabile che un allievo potesse permettersi di rispondere male o di offendere un insegnante; i genitori erano sempre dalla sua parte, appoggiavano il suo lavoro e, quando il figlio portava a casa un voto negativo, erano guai seri per l’allievo. Oggi il mondo va al contrario: l’insegnante è maltrattato innanzitutto da chi sta ai vertici tra politici che affermano che il mondo della scuola è un’isola felice dove si hanno tre mesi di vacanza (io in vent’anni e più di servizio tre mesi di vacanza non li ho mai avuti, mah!) e chi è convinto che le ore di lavoro di un insegnante siano solo 18 (quando dico a mio marito che sono a scuola o sto lavorando il sabato sera o alle 23 lui non mi crede più ed è convinto che io abbia un doppio lavoro); il suo ruolo non è più socialmente riconosciuto e spesso senti la massa affermare che l’insegnante non serve più a niente tanto ci sono i computer per imparare le lingue, la storia, la filosofia, ecc…; ormai l’insegnante è la causa di tutti i mali sociali e non: ci sono troppi femminicidi? La colpa e della scuola e dei suoi operatori (insegnanti compresi) perchè bisogna insegnare l’educazione all’affettività, al rispetto dell’altro, bisogna insegnare ad amare (vi assicuro che lo si fa, anche troppo!). C’è troppa delinquenza, troppi furti e rapine? La colpa e della scuola; uccidono gli stranieri? La scuola dov’è? Cosa insegna? Cosa fa? I giovani non riesco ad inserirsi nel mondo del lavoro e aumenta la dissoccupazione? La scuola non li prepara bene, non li forma e non li inserisce nel mondo del lavoro. E via di seguito, una vera litania!

Io di una cosa sono sicura: essere insegnante non è semplicemente una professione, non è un lavoro come gli altri dove, dopo le tue fantomatiche 18 ore, hai concluso e ti dedichi ad altre attività. Il “prodotto” del tuo lavoro non è mai uguale ad un altro, ogni allievo è diverso dall’altro perchè porta con sè una miriade di esperienze che influenzeranno il suo crescere e formarsi; ciò che è stato utile con uno non lo è con un altro, la strategia e il metodo che ha portato a buoni risultati con uno non ti darà gli stessi risultati con un altro e ogni giorni l’insegnante deve reinventarsi, deve mettersi in gioco e chiedersi dove ha sbagliato, dove e come può recuperare, in che modo arrivare all’anima di quell’allievo che non riesce a raggiungere.

Se non lo si vive in prima persona non si può capire quell’amaro in bocca che ti rimane quando scopri che un tuo allievo ha fallito, che ha difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro, a portare avanti la sua famiglia, che non sa vivere; così come non si può capire quel senso di soddisfazione che provi quando un tuo alunno ha avuto successo nella vita e sai che un pò è anche merito tuo, merito che nessuno mai ti riconoscerà perchè per noi  è la normalità e l’alunno, l’allievo è innanzitutto una persona, è l’essere umano che va guidato nella sua crescita umana.

La legge 107/2015, meglio conosciuta come “La Buona scuola”, poi, ha peggiorato molto la situazione e non per noi insegnanti, che tanto già la situazione non era granchè, quanto per la scuola italiana che ora sembra avere un unico scopo: creare ignoranza, formare dei cittadini che non sono in grado di capire, di controbattere e di pensare con la loro testa.  Se ogni tanto si ascoltano le notizie ai TG spesso si parla di abolire la bocciatura anche ai gradi più alti perchè non sarebbe positiva, ma potrebbe solo umiliare lo studente. Ok, non bocciamoli, non umiliamoli, ma almeno vogliamo organizzare dei corsi di recupero durante l’anno scolastico o estivi altrimenti i nostri studenti cosa avranno imparato alla fine del ciclo scolastico? E per favore, che non siano come al solito a carico dei docenti e della loro buona volontà visto che già fin troppo la scuola italiana va avanti grazie a questo!

Di una cosa sono sicura: la scuola italiana non ha bisogno di altre riforme, come propongono i candidati per le prossime elezioni, ma di motivare gli insegnanti che per come vengono trattati lo sono sempre meno; non sono soldi e aumenti di stipendio ciò di cui gli insegnanti della scuola italiana hanno bisogno, ma di sentirsi importanti per la società, di vedersi riconosciuti nel loro ruolo e sentirsi rispettati e considerati; di sentirsi sicuri sul posto di lavoro o almeno tutelati e di avere giustizia quando diventano vittime di famiglie e studenti, cosa che oggi non c’è.

Gli insegnanti hanno tanta voglia di fare e lottano, spesso rimettendoci tempo e soldi, pur di raggiungere gli scopi che si prefiggono solo perchè amano i loro alunni e con essi il loro lavoro, ma se la scuola non cambia a nulla serve tanto impegno e lavoro.

Innanzitutto la scuola deve essere al passo con la società e se essa è cambiata la scuola deve adeguarsi per avvicinarsi all’anima dei suoi studenti. In che modo? Non c’è un metodo unico e spesso non serve tutta quella teoria di psicopedagogisti ed esperti che non sono mai stati dietro una cattedra. Motivare i nostri studenti non è cosa da poco, educarli al rispetto per l’altro, all’amore, alla legalità è un’impresa di una certa importanza.

Gli studenti di oggi hanno un tipo di apprendimento che è stato negli anni condizionato dai computer, smartphone e simili. È un sapere immediato dove tutto ti viene servito su un piatto d’argento; oggi gli studenti si annoiano se devono cercare e ricercare, se devono riflettere, esprimere le loro emozioni. E allora come si fa a coinvolgerli nella loro formazione, a renderli costruttori attivi di se stessi?

Io sono solo un’insegnante e dalla mia esperienza ho imparato che gli studenti apprendono volentieri ciò che li incuriosisce, ciò che è vicino al loro mondo, ciò che li rende partecipi. Allora ben vengano i compiti di realtà, la costruzione del sapere e l’osservazione e la sperimentazione affinché apprendino e imparino a pensare con la propria testa e in assoluta autonomia perché, secondo me, questo è determinante per la società di domani: un cittadino attivo, in grado di pensare, che non si fa influenzare dal primo che gli fa mille promesse e capace di costruire il mondo e la società in cui vive e vivrà.

Anna Leone

Pubblicato sulla rivista “Gens Nova Magazine” di marzo 2018

 

 

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Incubo elezioni

Vi prego, basta campagna elettorale! Non ne posso più!!

È da più di un mese che subisco messaggi politici da tutte le parti:  instagram, facebook, Twitter,…. Ogni giorno aumentano, ogni giorno si diversificano, hanno mille nomi e mille programmi che dicono tutto e il contrario di tutto e io sono ormai allo stremo.

Non voglio sentir parlare di Salvini, di Di Maio, di Renzi, di Meloni e di tutta quella marmaglia di nullafacenti, ignoranti, furbi e chi più ne ha più ne metta.

Non ho mai amato la politica e quella degli ultimi anni meno che mai, ma essere molestata in continuazione dai vari candidati e dai vari simpatizzanti è diventato un incubo vero e proprio.

Io non voto da un po’ è non voterò neanche questa volta perché credo in una politica intesa come servizio allo stato, alla patria, come un onore per la propria patria e non vedo motivo per cui tutta sta gente, sempre di più, debba avere una retribuzione. Fino a quando non ci sarà un candidato che continuerà onestamente a fare il suo lavoro e a dedicare gratuitamente il suo tempo libero alla patria, io non voterò.

Quando lancio questa sfida a ad un candidato, chissà perché, scompare e non mi molesta più.

Ma avete notato quanti falliti, disoccupati e inoccupati si candidano?

Avete verificato il loro titolo di studio, il loro livello culturale e la loro esperienza e conoscenza del campo di cui si vorrebbero occupare o delle proposte e promesse “oscene” che fanno a noi povero gonzi?

Beh, io per scema non mi faccio prendere più e mi sto convincendo che l’unica autentica e valida forma di governo sia l’anarchia.

 

 

 

 

Essere donna oggi

Oggi, nonostante le tante conquiste ottenute, purtroppo le donne non hanno ancora ottenuto quella più importante: non essere considerate oggetto sessuale.

È vero, manca l’educazione all’affettivitá, all’amore, al rispetto per l’essere umano donna e questo viene dall’alto, purtroppo. Basta  ascoltare i commenti nei confronti di una Boldrini o di qualsiasi altra personalità ,politica, giuridica, ecc… , donna un po’ più in vista, nel  momento in cui il suo agire o  il suo parlare non  piace, la si prende di mira dal punto di vista sessuale con i soliti banali commenti sessisti.

Naturalmente dobbiamo ringraziare anche qualche giudice che ha avuto il coraggio di affermare che non è stupro se s’indossa il jeans oppure che è colpa della donna se indossa abiti succinti o provocanti. Roba da Medioevo!

Allora mi chiedo cosa ognuno di noi può fare nel suo piccolo perchè questa assurda mentalità cambi. Tutto dipende anche dall’educazione che diamo ai nostri figli, maschi in particolare. Ad essi insegniamo a rispettare la figura femminile presente nella propria famiglia, che sia la madre, una sorella, una cugina, e purtroppo non sempre si educa a ciò.

Ho visto figli tredicenni accennare ad alzare le mani sulle proprie madri, ho visto trattarle male, ho sentito considerarle delle poco di buono e certo questo comportamento è stato appreso dal padre, da un fratello maggiore, a volte anche dal nonno, non è innato di sicuro!

Ma sono convinta che dipende tanto anche da noi donne che troppo spesso permettiamo ai maschi di farci trattare da esseri inferiori, da puro oggetto sessuale e non lottiamo perchè ci rispettino come essere umano.

Tra qualche giorno si ricorda la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, precisamente il 25 Novembre. In quell’occasione tutti si vestiranno di buonismo, tutti parleranno delle tante doti e virtù della donna, parleranno di rispetto anche coloro che nel chiuso delle mura domestiche usano la propria compagna come una serva o la trattano come oggetto per i propri piaceri sessuali.

La solita ipocrisia proprio come l’8 Marzo!

Ogni anno si ricordano le vittime, si descrive l’uomo tipico che usa la violenza sulla donna, ti consigliano come riconoscerlo, come sfuggirgli, come evitarlo; poi, il 26 Novembre tutto torna alla normalità: cartelloni pubblicitari con donne svestite per pubblicizzare una nuova auto, un detersivo, una località turistica.

Scusatemi, ma è la pubblicità di una donna che si offre o di una merce che l’industria cerca di vendere?

Ma di cosa stiamo parlando?

Quella donna su quel cartellone pubblicitario diventa merce tra merce, anzi alla fine non sai quale delle due vale di più.

Basta! Io grido “basta” a questo mercimonio del corpo della donna!

Così come vi è una proposta di legge affinchè minori non siano agghindati e presentati in pubblico (che sia pubblicità, foto o sfilate) come adulti, perchè non proporre una legge anche per la tutela della donna affinchè non compaia svestita su cartelloni pubblicitari in atteggiamenti sexy tanto da essere mostrata come oggetto sessuale?

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Scuola, ponte verso il futuro

Per i più  la scuola è l’edificio tanto odiato dove si è sudato per avere un voto decente, dove si è subita l’interrogazione, la sospensione, la lezione facinorosa e infinita o il rimprovero dell’insegnante. Per i più la scuola è una gran rottura, interrompe le tue vacanze, il tuo dolce far niente e per qualcuno può essere anche motivo di stress poichè ha difficoltà a raggiungere un obiettivo, pur minimo, ma soddisfacente.

Per i genitori la scuola è il parcheggio dove far svernare i propri figli rompiscatole che non sai mai a chi piazzare quando devi andare a lavorare, devi fare la spesa, andare dal parrucchiere o vuoi semplicemente avere del tempo per te.

Per i nonni è la libertà dopo l’inferno delle vacanze estive che hanno dovuto tener in casa questi nipoti bisbetici che non sono più in grado di gestire, (ormai non lo sono neanche gli stessi genitori!).

Per i nostri governanti la scuola è l’edificio sempre da ristrutturare, secondo le richieste di Presidi e genitori rompicoglioni; è quell’insieme di dipendenti pubblici che tolgono dalle loro tasche tanti soldi perchè chiedono più riconoscimento economico, chiedono aumenti di qua e aumenti di là; è quell’agenzia educativa, secondo loro tanto per dire, che insegna alle nuove generazioni a pensare con la propria testa e, quindi, anche a giudicare il loro operato, e il cittadino pensante non va più di moda. La scuola per loro è l’agenzia da cambiare, “migliorare” in peggio, è il luogo dove la sperimentazione e l’innovazione, spesso peggiorativa, non hanno mai fine. E’ la famosa “fabbrica di San Pietro”.

Ma la scuola cos’è?

Secondo il dizionario Treccani in origine era sinonimo di otium significava libero e piacevole uso delle proprie forze, soprattutto spirituali, indipendentemente da ogni bisogno o scopo pratico. In seguito il vocabolo  ha preso varie accezioni tra “istituzione” a carattere sociale che, in modo organizzato e strutturato, tende a dare un’educazione, una formazione umana e culturale, una preparazione in una determinata disciplina, professione, ecc. ,distinguendola fra materna, elementare, primaria,  inferiore o di primo grado, superiore o di secondo grado, pubblica, privata, parificata, dell’obbligo, a tempo pieno, serale, sperimentale, ecc… (l’elenco sarebbe infinito);  tra l’attività che, mediante un insegnamento metodico, mira a dare un’istruzione e una cultura, anche solo elementari, o a far apprendere una disciplina, una professione o un mestiere; l’insieme delle persone (insegnanti, alunni, personale non docente) che partecipano all’attività scolastica o che fanno parte di un determinato istituto; il luogo in cui si impartisce l’insegnamento, cioè l’edificio dove ha sede un istituto scolastico; o l’insieme di pensatori, scrittori, artisti, scienziati, ecc., che seguono un indirizzo comune di pensiero, o un metodo di lavoro.

Per me la scuola è un’Istituzione, e su questo mi ritrovo perfettamente con il dizionario, ma un’istituzione con la “i” maiuscola per mettere in evidenza la sua autorità che oggi nessuno le riconosce più. Ma non è tutto, essa è un’Istituzione di importanza vitale per la nostra società, è il ponte tra il passato, presente e il futuro, è quel trampolino di lancio che permetterà ai nostri figli di prendere il volo e magari di lasciare un’impronta positiva in questa nostra società ormai alla deriva; è il luogo, forse un po’ chiuso e ristretto, dove persone mal pagate, private della loro dignità, del giusto riconoscimento sociale ed economico, e spesso a proprie spese cercano di trasmettere dei valori in cui non crede più nessuno, e a fatica ci credono ancora loro.

Per me la scuola è quell’unica possibilità che si dà alle nuove generazioni di venir fuori, di scrollarsi di dosso tutto lo schifo che ormai ci circonda e che caratterizza le nostre città; è quel “luogo” dove ancora si parla, si relaziona e si coltivano dei rapporti sociali, visto che oggi usiamo solo e soltanto social, telefonini, smartphone e tutto è diventato virtuale; è quel “luogo” dove ancora le persone sembrano avere aspetto umano, dove esprimono realmente le loro emozioni e dove si può dare una carezza, non virtuale, a questi ragazzi che non si sentono più considerati, accettati, che sono soli e abbandonati affettivamente a se stessi; è il  “luogo” di aggregazione dove i ragazzi s’incontrano, crescono e socializzano, dove formano le loro idee e diventano cittadini pensanti e responsabili.

Eppure la scuola non la ama nessuno. In primis chi sta in alto, molto in alto (chi ci governa) e poi tutti i gradi della società, non ne parliamo poi degli studenti,  quanto la odiano! Però poi quando hanno terminato il loro percorso di studi, chissà perchè, sono sempre lì, davanti a quel cancello, davanti a quell’edificio per per anni li ha accolti, coccolati, considerati, dove hanno conosciuto l’amore della loro vita o l’amico del cuore e che per il resto della loro vita ricorderanno come gli anni più belli.

Mi sono sempre chiesta il motivo di ciò, ma fino ad oggi, io semplice insegnante, o, se volete, operatore di questa Istituzione non ho ancora capito.

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Ti chiedo scusa.

Ti chiedo scusa.

Io, umana innamorata di te, ti chiedo scusa.
Ti chiedo scusa a nome di tutti gli umani, di chi ti ama e di chi ti odia, di chi ti vive e di chi ti ignora. Ti chiedo scusa se ogni anno per i tre lunghi mesi estivi noi umani ti deturpiamo, ti graffiamo, lasciamo pesantemente le nostre impronte, ammazziamo le tue creature per puro divertimento, ti sporchiamo, ti trattiamo male. Non che negli altri periodi dell’anno abbiamo tutti questi occhi di riguardo per te, ma durante l’estate diventiamo tuoi padroni ed esageriamo davvero tanto.
Ti chiedo scusa, mio amato, per tutto questo e altro ancora.

Ti chiedo scusa se disturbiamo la tua quiete col nostro urlare, cianciare, cantare, ballare, mentre, tu, muto spettatore, ci osservi nella nostra banalità.

Mi consola solo una cosa: so che tu sei forte, grande, la tua potenza non ha confronti; so che, quando finalmente avremo tolto il disturbo, quando finalmente il silenzio e lo sciabordare delle onde saranno gli unici suoni che ti faranno compagnia, tu con la pazienza di un ragno che tesse la sua infinita tela, ti rigenererai e la prossima estate ti ritroverò più bello che mai.
Ma so anche che non riuscirai completamente in questo tuo duro lavoro, so che qualcosa del passaggio di noi umani resterà, qualcosa che continuerà a deturparti, ad uccidere le tue creature e che lentamente ti distruggerà finché un triste giorno non ritroverò la tua bellezza.
Ti chiedo scusa, mare, ti chiedo ancora e ancora scusa!

Se solo gli umani d’estate non mandassero anche il cervello in vacanza….

Volere è potere

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